venerdì 30 gennaio 2015

Balzar Corp. Approved: L'Antro della Fantasia - Watchmen


Ah, quando si dice la fortuna.
È da un po' che scrivo/registro poco e quel poco è prevalentemente contenuto politico.
Poi arriva il buon Duccio con un articolo a sfondo fumettistico.
E lo fa non con un fumetto qualsiasi, nossignori: lo fa con WATCHMEN! Quel "Watchmen" che assieme a "La Saga di Paperon de' Paperoni" considero la mia graphic novel preferita.

Che poi quando leggo il nome "Duccio" penso al Pokémon Farfetch'd.
I giocatori di vecchia data mi capiranno.

Potevo esimermi quindi dal pubblicarlo per supplire al vuoto cosmico che affligge Balzar Corporation di questi tempi?
La risposta, come al solito (ormai mi conoscete) è: sì, potevo
Eppure sento che avrei in qualche modo fatto un errore di valutazione.
Pertanto, vi invito a leggere il seguente articolo scritto appunto da Duccio anche e soprattutto su "L'Antro della Fantasia", il suo blog nuovo di zecca.
Quindi, QUI il link all'originale di cui ho fatto un brutale copia-incolla.
Ecco a voi il secondo articolo Balzar Corp. Approved!

Ehm... dettagli.


Watchmen
...quis custodiet ipsos custodes?”/ “...who watches the watchmen?” -Decimo Giunio Giovenale (60-127 d.C), VI Satira.

Sono qui, seduto davanti al portatile, il primo sabato sera di questo nuovo anno scolastico e sto per iniziare, con molta difficoltà, a scrivere di Watchmen; il suo valore a livello fumettistico (e anche letterario, dato che ha vinto il premio Hugo ed è stato inserito nella classifica dei 100 migliori libri della letteratura anglo-americana prodotta dal 1923 in poi del Times ) è immenso, così grande da schiacciare un povero stolto come me che sta provando a farlo conoscere anche a persone che non toccano un fumetto da anni, nemmeno per errore (mi dispiace deludere i giappo-fanatici, ma anche i manga lo sono): esso, infatti, è uno dei primi esponenti mainstream del medium (pronunciato in Inglese, lingua tanto ostica per noi mangia spaghetti: va bene ricordarsi che siamo figli di uno dei paesi da cui ha avuto origine il mondo moderno, ma smettiamo di ancorarci al passato e impariamo a vivere pensando anche al futuro!) in cui sono stati esplorati gli usi, i costumi ed i valori della società del tempo in cui venne pubblicato. E, se la società presa in esame è quella dei primi anni '80, l'era dei “due mondi” (Est e Ovest) in cui i rapporti sociali sono mutati in modo indelebile e il capitalismo e le tecnologie si sono evoluti ad una velocità inimmaginabile, capirete bene che la questione diventa complicata. Purtroppo, per scrivere questo articolo, sarò costretto a venir meno ad un mio buon proposito, ovvero quello di evitare di prendermi troppo sul serio (ma tranquilli, tenterò in tutti i modi di dire qualche idiozia, giurin-giurello) perchè, a differenza di quel che dice Rorschach (non lo psicologo, ma lo psicopatico che fa parte del racconto), qui non c'è proprio niente da ridere.



È il 1985: gli U.S.A. hanno vinto la guerra del Vietnam, Nixon è riuscito ad abrogare il XII emendamento della costituzione statunitense (rimanendo in carica per cinque mandati) e, soprattutto, le tensioni presenti tra Stati Uniti e Unione Sovietica sono ormai al culmine e la paura dello scoppio di una guerra nucleare è parte della vita quotidiana. Ma un altro avvenimento inquietante sta avvenendo tra i grattacieli di New York: un comico (anzi, il Comico) è morto, e tutti i suoi ex-colleghi in calzamaglia potrebbero essere in pericolo.
La storia ci viene narrata principalmente da due punti di vista: quello dei vigilanti mascherati e del loro passato, e quello di un anziano giornalaio e del suo giovane cliente. Nel primo, assisteremo alle vicende di quelli che, più che “super” eroi, sono ormai reduci di un tempo ormai passato, individui alla deriva mandati precocemente in pensione a causa della scarsa fiducia nutrita (a ragione) nei loro confronti. Individui che, dietro la maschera, sono comuni esseri umani: escluso il Dottor Manhattan (l'unico personaggio di tutta l'opera a possedere dei veri e propri poteri), la cui natura immortale (forse divina?) lo ha reso quasi del tutto indifferente nei confronti dell'umanità nonostante lui stesso ne sia stato un esponente, i personaggi sono l'uno completamente diverso dall'altro e, come ogni persona che si rispetti, possiedono anch'essi problemi, interrogativi e sentimenti, e sono costituiti sia dal bene che dal male, cosa notevolmente in contrasto con l'idea di super eroe diffusasi con Superman dal 1938, macchietta moralmente perfetta che sapeva sempre quale strada seguire. 



Nel secondo, invece, oltre a fruire di un'azzeccata metafora delle due superpotenze, potremo osservare le persone che vivevano nella seconda metà del XX° secolo, periodo vissuto continuamente nel terrore dell'atomo dove l'evoluzione a livello tecnlogico, comunicativo ed economico è stata estremamente rapida e, per alcuni, sconcertante. E sono proprio queste le cose che accomunano le due visioni, ovvero il modo in cui i loro protagonisti osservano continuamente il confronto tra il vecchio e il nuovo, i cambiamenti portati dai tempi e le loro reazioni a quest'ulimi, che erano tutt'altro che cose di poco conto: la convivenza e i rapporti fuori dal matrimonio, l'indipendenza e la concezione antiquata del genere femminile, gli uomini e le donne omosessuali che hanno scelto di dire basta ad una vita trascorsa nell'ombra per evitare di venire continuamente derisi e maltrattati da persone che (a parer mio) non sanno preoccuparsi di veri problemi e la stanchezza di vivere in una società razzista provata dalle persone con una pelle o una cultura madre diversa da quella media del paese dove risiedono in cui, probabilmente, sono nate. Per fortuna (o forse putrtoppo),l'opera è tutt'oggi attuale (un po'come la parte finale di “Noi, i ragazzi dello Zoo di Berlino”, di Christiane F.) dato che buona parte dei valori criticati in essa sono tutt'oggi presenti, segno del fatto che l'uomo, a distanza di trent'anni, non è ancora riuscito a totalizzare quel numero di passi avanti a livello sociale che il nostro potenziale avrebbe potuto permetterci di compiere.
Watchmen, insomma, è stata una vera e propria opera di rottura a livello generale (mica per nulla è frutto di due artisti inglesi, di cui uno è Alan Moore!) e anche leggerlo è un'esperienza tutt'altro che banale: le tavole sono chiuse, molte vignette sono pregne di riferimenti, i disegni sono statici e i colori prediligono toni chiari e accesi, quasi onirici, proprio per rendere il ritmo di lettura più lento del solito, in modo da dare al lettore il tempo di riflettere ed interiorizzare l'esperienza che ha davanti agli occhi. Alzo lo sguardo per un secondo, accorgendomi del fatto che sono le due della domenica, e che durante questa pagina e mezzo potrei essere stato capacissimo di annoiarvi e di sembrare un ragazzo palloso ed eccessivamente serio (anzi, a prima vista lo sono, ahahahah!), ma quella promessa da boy scout che ho fatto all'inizio dell'articolo verrà sicuramente mantenuta in futuro e, chiedendo in prestito da Manzoni le ultime due righe dei Promessi Sposi (che ho odiato anch'io, tranquilli, dopotutto sono un adolescente!), se fossi riuscito ad annoiarvi, credetemi se vi dico che non l'ho fatto apposta.

Dove poterlo reperire: Attualmente, i diritti di pubblicazione dell'opera in Italia sono in mano ad una casa editrice rinomata per le sue scelte a volte discutibili, esattamente come quella della ristampa di Watchmen, divisa in 12 volumetti da 2,50 euro l'uno, piuttosto facile da reperire in buona parte delle fumetterie (ATTENZIONE a non confondervi con gli spillati di BEFORE Watchmen presenti in edicola, che costituiscono un prequel alla miniserie originale di cui sconsiglio assolutamente la lettura sia ai novizi che a coloro che hanno già letto quest'ultima) e su internet, anche se va letta tutta d'un fiato per calarsi nel mondo rappresentato da Moore e Gibbons(vi consiglio di farlo durante una domenica libera, e di iniziare piuttosto presto). Se avrete un po'più di fortuna, potreste trovare l'edizione economica della Serie Oro di Repubblica o quella Planeta Deagostini, entrambe costituite da un singolo volume. Se, invece, non avete problemi con l'inglese, su un qualsiasi sito di e-shop piuttosto fornito potrete trovare numerose edizioni (se volete spendere poco,vi consiglio quella della Titan Books) o, ancor meglio, potreste rivolgervi ad una biblioteca, dove le probabilità di trovarlo potrebbero essere più alte del previsto.






Heil Karin!

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